Catalogna: Puigdemont dichiara l’indipendenza ma ne sospende gli effetti per poter trattare

Oggi nel tardo pomeriggio il presidente catalano Carles Puigdemont ha tenuto il suo atteso discorso davanti al parlamento di Barcellona.

“In tutti le forme possibili è stato chiesto un dialogo per un referendum come in Scozia nel 2014. La risposta di Madrid è stato un no combinato con la persecuzione della polizia, dei giudici e delle autorità spagnole contro la Catalogna”, ricordando anche “la detenzione di 17 cariche pubbliche catalane”. Tuttavia, sottolinea, “le violenze estreme della polizia di Madrid, senza precedenti in Europa, non hanno impedito il voto. E le immagini dei feriti rimarranno per sempre. Ci sono persone preoccupate, colte dallo sgomento di ciò che è accaduto e che potrebbe accadere”.

“Nelle ultime ore e giorni, molte persone hanno parlato con me e dato suggerimenti, tutte idee lecite e rispettabili” ha aggiunto il presidente “ma quel che presenterò oggi non è una decisione personale, ma il risultato del primo ottobre”. E riparte dal referendum: “I sondaggi dicono sì all’indipendenza, e questa è l’unica lingua che capiamo”. Quindi, scandisce “dichiaro l’indipendenza” ma Puigdemont non preme sull’accelleratore: “Chiedo che il parlamento la sospenda per qualche settimana per cercare di aprire il dialogo”.

Poi, a metà del suo discorso in catalano, Puigdemont ha iniziato a parlare in spagnolo per rivolgersi direttamente al resto della popolazione del Paese. “Non abbiamo nulla contro la Spagna e gli spagnoli – ha detto – ma le relazioni non funzionano e non si è fatto nulla per cambiare la situazione, che è diventata insostenibile. Un popolo non può essere obbligato contro la propria volontà ad accettare lo status quo”. Quindi, solo verso la fine del suo annuncio, scandisce di assumersi “mandato del popolo” perché la Catalogna “si converta in uno Stato indipendente in forma di Repubblica”.

Durissima la reazione delle opposizioni unioniste catalane, che hanno parlato di golpe – ricordiamo che i sondaggi pre-referendum e le elezioni locali del 2015 indicano che il 52% dei catalani vuole restare con la Spagna – e dura anche la reazione del governo di Madrid “contro una innamissibile dichiarazione di secessione”.

Difficile che Madrid decida di trattare, può essere anzi cheinvochi l’articolo 155 della costituzione spagnola per sospendere l’autonomia della Catalogna. Staremo a vedere nelle prossime ore.

  • PIERANGELO FAE

    Con la conquista dei territori pisani appartenuti al Giudicati di Cagliari e di Gallura, insieme a quelli dell’ex-Repubblica di Sassari, nel 1324 si realizzò concretamente il primo nucleo del Regno di Sardegna e Corsica voluta da Bonifacio VIII nel 1297 ed inizia la Storia della Sardegna aragonese che si protrasse fino al 14 gennaio 1479, quando dall’unione personale tra Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia si originò la Corona di Spagna, anche se la Corona d’Aragona fu sciolta formalmente solo col passaggio della Corona di Spagna alla nuova dinastia borbonica, all’inizio del XVIII secolo. I centocinquanta anni che caratterizzarono tale periodo rappresentarono per l’isola un brusco regresso, a causa della guerre fra catalano-aragonesi, repubbliche marinare e arborensi, e per le violente epidemie che l’accompagnarono. Questo pose fine al processo di rinnovamento economico e culturale che Pisa, Genova, i Giudicati e la Chiesa stessa con i suoi ordini monastici avevano portato avanti per tre secoli.[1]

  • PIERANGELO FAE

    MAIORCA: L’isola fu conquistata definitivamente al cristianesimo dal re Giacomo I d’Aragona che sbarcò nell’isola nel 1229, sconfisse Abù Yahya nella battaglia di Portopi del 13 settembre e conquistò l’attuale città di Palma nel 1230, fino alla definitiva resa musulmana nel 1231. Molti degli sconfitti furono massacrati, altri ripararono in Africa o furono fatti schiavi e l’isola venne ripopolata da catalani provenienti in prevalenza da Rosselló.

  • PIERANGELO FAE

    ALGHERO:La nascita dell’odierna città di Alghero, viene tradizionalmente fatta risalire ai primi del XII secolo, quando alla nobile famiglia genovese dei Doria venne concesso di fondarne il primo nucleo storico nella costa sguarnita della curatoria di Nulauro nel Giudicato di Torres…………………. il 16 novembre, a margine delle dure condizioni di pace imposte da Mariano IV d’Arborea, che era sceso in guerra al fianco dei Doria, Pietro IV riottenne con la diplomazia il controllo della città, che quindi vide senza ulteriori scontri la sostituzione della popolazione sardo-ligure originaria, deportata nella penisola iberica e nelle Baleari come schiavi[19], con nuovi coloni catalani[16][20] allettati dai privilegi concessi loro dalla Corona d’Aragona; ciò fece nascere in questi un forte sentimento di coesione etnica e, allo stesso tempo, di alterità nei confronti dei sardi autoctoni che, a partire dal XVI secolo in poi, sarebbero entrati a far parte della città. A questa data risale la nascita dall’odierna identità culturale di Alghero e del dialetto cittadino, varietà del catalano orientale ancora parlato.