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  • g.c. Filippi

    La Corsica venne popolata dalla Repubblica di Pisa su incarico del papato, proprietario dell’sola intorno all’anno 1000. Il numero degli isolani crebbe da circa un massimo di 20.000 fino a 250.000 nell’arco di circa 2 secoli. Gli immigrati vennero dall’italia centro nord, come importando logicamente il loro dialetto o vernacolo ,dando ai nuovi luoghi di residenza il nome di una localita’ italiana , conservando usi e costumi e . Antichi prodotti tipici corsi chiamati “nicci” li ritroviamo nelle montagne degli appennini con il nome di “necci” e cosi pure un dolce tipico chiamato “fiadone” esiste in Italia trai pastori abruzzesi La popolazione fu indirizzata ad attivita’ agricole, come la piantagione degli ulivi e della vigna insieme ad attivita’ pastorali. I proprietari delle terre esportavano molti prodotti in Italia . A Livorno si ricorda ancora l’arrivo dei pastori corsi con il loro mantello fatto di lana di pecora chiamato “pilone” E’ bene ricordare anche che l’edilizia religiosa caratterizzata da bellissime chiese in stile romanico pisano prima e barocco dopo e diffusa in tutta la Corsica e purtroppo non molto valorizzata. Tenuto conto di tutte la premesse brevemente schematizzate mi pare ovvio trovare le origini dell’attuale parlare corso: e cioè un misto di tutte i vernacoli e dialetti delle popolazioni che venivano dall’Italia e che logicamente si continuava ad usare. con il toscano come parlata dominante. Va altresi tenuto contro che i padroni italiani inviavano esponenti della famiglia ad amministrare i prodotti della proprieta’ Queste persone dovevano avere un certo livello di cultura per scrivere e stipulare contratti. Gli studi li avevano fatti i Italia e certamente non parlavano tra loro usando la la parlata dei loro dipendenti. Queste logiche considerazioni danno a mio avviso una spiegazione logica chiara sull’origine del parlare corso, sull’etnia dei corsi e soprattutto sul fatto che giustifica la presenza dell’italiano in tutti gli scritti di coloro che scrivere sapevano. Francamente non me la sento di affermare che il corso sia una vera lingua.