Lingue regionali: il Senato respinge il progetto di legge per la ratifica della Carta europea

Lo stop era atteso, ed è arrivato: il progetto di legge costituzionale per la ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie è stato respinto ieri dal Senato.

Una mozione di procedura, sinonimo di bocciatura, è stata adottata dal Senato, con 180 voti a favore e 155 contrari. A favore del blocco del progetto di legge hanno votato i gruppi di Les Républicains (LR) e la maggioranza del gruppo centrista UDI e altre formazioni politiche di destra. I gruppi di sinistra, favorevoli alla ratifica della Carta, hanno invece votato contro.

La ratifica fa parte degli impegni presi dal presidente François Hollande che vuole sottoporre la questione al parlamento riunito un congresso a Versailles nel corso del 2016. Il dibattito in Senato – dove la destra è maggioritaria – era un passaggio obbligato, e la bocciatura era quindi attesa: per poter essere adottato, ogni testo costituzionale dev’essere votato senza cambiamenti dalle due assemblee del parlamento e ottenere al congresso una maggioranza dei tre quinti dei voti.

La ratifica è attesa ormai dal 1999. La Carta europea è una convenzione pensata per proteggere le lingue regionali e minoritarie, la cui possibile scomparsa viene considerata una minaccia al patrimonio culturale europeo. Adottata nel 1992 e firmata dalla Francia nel 1999, il testo non è mai stato ratificato. Prima di Hollande, Jacques Chirac aveva tentato di portare avanti il progetto di una legge di ratifica, senza successo.
La Costituzione francese indica che “la langue de la République est le français”, e questo dev’essere rivisto per poter ratificare la carta.

Il progetto è sostenuto da numerosissimi militanti a favore delle lingue regionali in tutta la Francia, in Bretagna, in Corsica, nei Paesi Baschi e in Alsazia. Ma i suoi detrattori invece sostengono che metterebbe in pericolo la lingua francese e l’unità della repubblica. Possiamo però far notare che numerosi paesi europei prevedono un plurilinguismo nazionale – pensiamo alla sola Svizzera che ha tre lingue federali, tedesco francese e italiano, cui si aggiunge il romancio, quarta lingua nazionale – o locale, come l’Italia in Valle d’Aosta, Alto Adige e Friuli Venezia-Giulia, la Slovenia con i comuni costieri e la Croazia con la Regione Istriana, dove l’italiano è co-ufficiale. Questo finora non ha messo in pericolo la cultura maggioritaria di quei paesi né la loro unità territoriale.

Nel gennaio 2014, la ratifica era sembrata più vicina: i deputati avevano adottato in massa un progetto di legge per far entrare in vigore anche in Francia i princìpi della Carta. Oggi, a poche settimane dalle elezioni regionali che avranno luogo il 6 e il13 dicembre questo tema sarà certamente centrale in campagna elettorale in tutte le regioni con una forte identità locale, tra cui la Corsica.

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Fonte: Les Echos