“Non parlare còrso esclude”, “Certo che l’ufficialità minaccia la Repubblica!”… i commenti dei lettori

Le informazioni che la linguista còrsa Stella Retali-Medori ha rilasciato a Le Figaro possono sembrare per chi ci segue, quasi “banali”, concetti scontati e di buon senso. Come per esempio il fatto che rendere co-ufficiale (dunque il francese resta) una lingua che attualmente conta circa 30.000 madrelingua, in una regione che ha poco più di 300.000 abitanti, che viene trasmessa in casa solo dal 2% delle famiglie, non costituisce una minaccia per l’unità della Repubblica francese né per la lingua francese (80 milioni di madrelingua L1, 300 milioni di francofoni contandola come seconda lingua, che potrebbero raddoppiare tra cinquant’anni). Del resto il bilinguismo vige in molte regioni e Stati del mondo, il più delle volte senza problemi, come abbiamo visto.

Ma per alcuni lettori del sito de Le Figaro, evidentemente non è così. Vogliamo dunque riportarvi alcuni dei commenti, tradotti, precisando che i commenti all’articolo in questo momento sono pochi e non rappresentativi del pubblico di quel giornale né tanto meno dell’opinione di tutti i Francesi. E che chi legge non necessariamente ha nozioni della storia di Corsica né di linguistica.

Ma questi commenti alcune indicazioni su certe idee comuni a tanti continentali forse le danno…

 

La langue officielle de la République est le Français.

 

La lingua della Repubblica è il francese, il resto sono fantasie. Voler cambiare questo ha evidentemente un intento divisivo.

 

Avendo vissuto 4 anni in Corsica, posso testimoniare fino a che punto l’uso del còrso mi ha escluso da tutte le attività. Quest’intervista è totalmente ideologica e di parte: è evidente che lei si guadagna da vivere proprio grazie alla lingua corsa! «L’ufficializzazione della lingua corsa non è nemica dell’unità repubblicana»: sì, assolutamente!. Come potrebbe essere altrimenti? Guardate cosa sta già succedendo in Catalogna. Poi, una volta che la lingua corsa sarà ufficiale: bisogna che diventiamo uno stato indipendente dalla Francia. Le due cose vanno insieme, e sarebbe un grave errore aprire le porte a questo processo di disintegrazione attraverso un’identità nazionale e linguistica diversa dalla cultura francese. Il nazionalismo etnico è già estremamente forte in Corsica. Ed è contrario ai valori repubblicani francesi ereditati dall’epoca dei Lumi.

Risposta al commento precedente:

Il vostro commento è tutto giusto. È buon senso. Perché è evidente che l’ufficializzazione del còrso creerebbe una frattura amministrativa tra Corsica e continente Per esempio, i funzionari non potrebbero liberamente chiedere trasferimento sull’isola (la padronanza del còrso sarebbe obbligatoria). Si vede bene lo sconvolgimento che genererebbe. Il sig. Talamoni sa perfettamente tutto questo. E i politici continentali pure, e infatti si sono dichiarati tutti contro l’ufficializzazione. Aggiungo che il còrso storicamente non è mai stata la lingua di tutti i Corsi. C’erano diversi dialetti, come il bonifacino a Bonifacio e il greco a Cargese (fondata dai Greci). Oggi tutti i Corsi parlano francsi e per la stragrande maggioranza è lingua materna. Dunque è scandaloso affermare come fa il sig. Talamoni che « il còrso è la lingua dei Corsi » mentre il 58% di loro non conosce che il francese! È tanto ridicolo quanto affermare che il navajo è la lingua degli Stati Uniti.

.In mezzo, alcune risposte di Corsi che tentavano di spiegare. Ma, come si dice in italiano, “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” 😉

 

3 comments on ““Non parlare còrso esclude”, “Certo che l’ufficialità minaccia la Repubblica!”… i commenti dei lettori
  1. questi signori mal informati potrebbero spiegarci come mai invece in Italia viene riconosciuta la co-ufficialità al francese in Valle d’ Aosta e al tedesco in Alto Adige senza che ciò minacci l’ integrità dello stato italiano.

    Non riconoscere la peculiarità di un territorio che si esplica anche e certamente attraverso un proprio idioma significa non accettare ne prendere in considerazione la cultura di una particolare popolazione (improvvisamente costretta a parlare francese dal 1859).
    mi dispiace per voi corsi la strada è sempre più in salita, e direi che l’ opera di francesizzazione forzata è quasi giunta al termine visto che anche molti corsi sono disinteressati perchè hanno perso le proprie radici ed arrivano a conclusioni fuorvianti per la propria causa.

    Potereste essere un interessante ponte tra la Francia e l’ Italia (come lo è la valle D’ Aosta senza che i valdostani vogliano diventare francesi) invece siete considerati un problema ed un fastidio per la vostra “patria”.

  2. Non potrebbe essere altrimenti, vista la tradizione giacobina della Francia, erede a sua volta di una visione assolutista e totalizzante dello Stato di origine monarchica pre-rivoluzionaria, con la inevitabile conseguenza della progressiva assimilazione dei popoli e culture che la compongono. C’e’ in tutto questo una fredda e logica coerenza da parte di coloro che si ergono a incrollabili paladini e custodi dei valori della “Republique” e gli amici Corsi farebbero bene a tenerne conto.

  3. Grande verità “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
    Alcuni francesi (non tutti) dimenticano i valori che anno ispirato la loro Repubblica (Libertà,Uguaglianza,Fraternità) e guardano ancora alla Corsica, come a qualcosa da possedere ,come a un oggetto, piuttosto che a a una terra da amare così come è ,proprio perchè diversa.
    Sono atteggiamenti mentali figli di un passato coloniale francese, che tante “storture” ha provocato nel mondo.
    Se un popolo lo vuole veramente niente e nessuno, può fermare le sue legittime aspirazioni : Questo lo dice la Storia.

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